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Chi siamo

Le Origini

L'Ecomuseo della Resistenza "Il Codirosso" affonda le sue radici nel desiderio di mantenere viva e condivisa la memoria sui fatti che caratterizzarono la Lotta di Liberazione partigiana che ha avuto luogo nei territori alpini di Rossana e della Valle Varaita.

Una realtà, come diceva Riccardo Assom, suo fondatore,
 "per essere da insegnamento alle nuove generazioni e fare in modo che i nostri giovani crescano nel rispetto delle idee di ognuno, coltivando lo spirito di fratellanza che vede esserci tra i popoli, a garanzia dei più alti valori della democrazia riconquistata nei venti mesi di dura lotta che hanno coinvolto, oltre ai volontari, la popolazione civile".



Nell'immagine uno degli affreschi realizzati da Riccardo Assom su facciata della baita in borgata. Raffigura l'uccisione del partigiano "Cusin", morto per recuperare un tozzo di pane.

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Il primo nucleo dell'Ecomuseo nasce nel 2002, con l'apertura del Museo a Borgata Grossa di Lemma, frazione di Rossana.
La passione e l'entusiasmo di Riccardo lo avevano spinto a dare vita, proprio in uno dei territori dove maggiormente si erano concentrate le attività dei ribelli piemontesi, ad uno spazio capace di ospitare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale legate alla lotta contro nazifascismo e alla Resistenza italiana.


Un patrimonio fatto di oggetti, reperti e cimeli storici ma anche di racconti, esperienze vissute, tradizioni e saperi antichi.

A gestione del Museo viene fondata nello stesso anno l’Associazione Onlus "Ecomuseo della Resistenza e della Civiltà Montana".
Dal 2003 al 2019 il museo ha mantenuto un’apertura stagionale, dal 25 aprile fino a fine settembre.

Un luogo, quindi, di condivisione e Memoria nato dalla volontà di Riccardo ma cresciuto ed arricchitosi grazie all'impegno di molti che negli anni lo hanno fatto vivere di innumerevoli momenti di grande valore culturale e simbolico.
 
Il contesto di borgata montana in cui aveva sede il museo originario, la ricchezza del patrimonio in esso custodito, la collaborazione attiva dei soci e la voce narrante di Riccardo che accompagnava i visitatori generando in essi emozione e suggestione, sono gli elementi che hanno favorito lo sviluppo e la divulgazione del progetto museale e che ha reso la borgata meta di centinaia di fruitori, gruppi organizzati, scolaresche, ricercatori universitari e figure autorevoli del panorama culturale e politico italiano.

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Riccardo Assom

Come trovare adeguate parole, per presentare una personalità tanto eclettica ed irrefrenabile, per raccontare la varietà delle opere da lui realizzate in vita e far intendere così il lascito di tanta ammirazione e benevolenza in chi l’ha conosciuto, osservato, ascoltato.
Riccardo Assom era un artista, insegnante di storia dell’arte, scultore, pittore dallo stile inconfondibile. Fu uomo politico impegnato per lunghi anni nell’amministrazione pubblica, fervente antifascista. Scrittore, ricercatore e storiografo. Ideatore di collezioni museali, patrimoni storici del territorio. Animato dall’interesse di conoscere e di raccontare, ha dedicato la propria vita allo studio e alla ricerca, riuscendo nel tempo a raccogliere innumerevoli reperti, documenti e testimonianze orali trascritte. L’essere fautore di una autentica memoria storica è il grande pregio che gli si riconosce.
Nato a Villastellone nel 1944, a cavallo degli anni Settanta si stabilisce a Torino dove termina gli studi liceali. Una precoce cardiopatia lo costringe a lunga degenza ospedaliera, in attesa della prima operazione alla quale si sottoporrà nel 1971; durante quei mesi avrà l’opportunità di assistere a numerosi interventi di cardiochirurgia e, restando al fianco dei medici operanti, realizzerà disegni anatomici dedicati a ritrarre anche le fasi dei primi trapianti cardiaci. Le sue tavole corredarono i manuali scientifici editi da Minerva Medica. Negli anni che seguono, partecipe dei circoli artistici torinesi, fonda insieme ad un gruppo di amici pittori il movimento Nuova Sintesi, ispirato da un moderno concetto di semiotica pittorica (l’essenziale significa l’intero, il dettaglio sottintende e svela l’oggetto globale) : è il tempo in cui inizia a prendere forma l’ellisse, e si configura il suo personale stile pittorico, policromatico, geometrico, rigoroso nelle linee e nella stesura del colore.
Sposata l’infermiera di cui si era innamorato, divenuto padre, inizia la sua attività di insegnante in numerose scuole del torinese, finché con la famiglia si trasferisce a vivere e ad insegnare nel paese nativo. Sono questi gli anni del fervore politico, epoca nella quale la partecipazione agita in nome di una forte ideologia si concretizza nell’impegno a favore della collettività : Assom diverrà Consigliere comunale e ricoprirà con abnegazione l’incarico di Assessore ai LLPP per più di un decennio. Nel frattempo, oltre all’insegnamento, continuerà la produzione artistica con il susseguirsi di mostre personali e collettive in territorio regionale e nazionale. Intanto, con l’aiuto di volenterosi suoi studenti, coinvolti nell’impresa con entusiasmo e maestria, porterà ad inaugurazione il Museo di Cultura Popolare e Contadina con sede in Villastellone, ancora oggi aperto al pubblico e sede di mostre e incontri culturali. Dei medesimi anni sono inoltre il progetto e la realizzazione del Monumento ai Caduti in Bosia, località dell’Alta Langa, e nel 1982 il dipinto murale con scene dedicate al lavoro in vigna e al vino, custodito sulle pareti dell’antico portico del mercato in piazza Martiri a La Morra, ora sede dell’Ufficio Turistico comunale. Tra il 1986 e il 1988, su richiesta di rinomata azienda vitivinicola lamorrese, il pittore realizzerà una serie di 11 esclusive etichette, “sinestesia tra i segni visuali e grafici e le componenti più sensuali della degustazione del vino”.
Negli anni a seguire, sempre più spesso all’acrilico del pennello si alterna l’inchiostro. Assom, da sempre interessato allo studio della storia contemporanea, frequentando in amicizia i protagonisti della Lotta di Liberazione, registra e trascrive le loro testimonianze dirette. Da quest’opera minuziosa di trascrizione ed analisi degli eventi occorsi nella recente guerra, nasceranno i primi tre libri a carattere prettamente storiografico “Giovani tra le montagne” (L’Arciere, 1999), “Donne nella bufera” (L’Arciere, 2001) e il trattato “Guerra civile? Una definizione non condivisa” (L’Arciere, 2005). Dopo questi, saranno scritti e pubblicati il romanzo “Il tempo del grano” (Primalpe, 2015), “ Il mio cuore è con loro” (Primalpe, 2017) libro dedicato agli amici partigiani dove la scrupolosa storiografia concede spazio al sentimento, e una raccolta di racconti dal titolo “Bianco di neve fresca” (Primalpe, 2019) . Resterà purtroppo incompiuto l’ultimo scritto di cui aveva iniziato la stesura, interrotto inaspettatamente a pagina 45.
Scrivere è più facile in un contesto di silenzio. Nella borgata montana dove da molti anni ormai si ritirava stagionalmente, mentre realizzava affreschi e altorilievi sui muri esterni delle baite ristrutturate, Assom riuscì a portare a termine i suoi lavori di studio e scrittura, nonché a dare vita ad un progetto coltivato da tempo. Vent’anni fa aprì le porte dell’Ecomuseo della Resistenza “Il Codirosso”, una preziosa collezione museale di cimeli, armi e documenti originali della lotta partigiana e della Seconda Guerra. Custode del museo e dei ricordi in esso protetti, accoglieva con entusiasmo i visitatori e li accompagnava incantati da suggestivi racconti alla conoscenza e alla riflessione. “Agire insieme, condividere, spiegare. Perché diventi efficace anche un personale gesto di coraggio, sia chiaro il motivo che portò ad agire, sia rinfrancata la coscienza. Infine, per oltrepassare il limite imposto dal tempo, consegnare la memoria a nuove mani. Divulgare”. La raccolta museale ora trova diversa collocazione e cede alla necessità di una nuova gestione: si proseguirà secondo il suo esempio, le sue parole saranno la guida.

Alessandra Assom

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Attualità e progetto diffuso

L'Associazione
L’Ecomuseo della Resistenza "Il Codirosso" modifica la propria fisionomia a partire dal settembre 2019, quando a chiusura stagionale si decide per il trasferimento di tutti i reperti presso nuova sede: lo storico Palazzo Garro sito a Rossana.
Pur mutando collocazione e gestione, l’esposizione museale mantiene la denominazione originaria e persegue le medesime finalità concepite ed attuate da Riccardo Assom.

Il Museo diviene esposizione permanente con un allestimento che si snoda su tre sale collocate al piano terra di Palazzo Garro.
La gestione museale è garantita dall’attività volontaria dei Soci iscritti alla neonata Associazione ONLUS "Ecomuseo della Resistenza Il Codirosso", la quale opera nel settore della tutela, promozione e valorizzazione dei beni artistici e storici.
Dal 12 ottobre 2021 l'Associazione è inscritta all’Anagrafe Unica piemontese.

Identità, finalità, contenuti
La missione del Museo è soprattutto
manifestare una memoria ancora viva e partecipata della Resistenza nelle nostre montagne (testimoniata da monumenti, da ricorrenze e commemorazioni).

Lo scopo è perciò quello di promuovere la conoscenza dei "luoghi di memoria", approfondire e divulgare la storia locale per quanto riguarda l'opposizione al fascismo e la lotta di Liberazione. All'interno del Museo,  largo rilievo è dato alla 181ª Brigata Garibaldi “Mario Morbiducci” e alla XVª Brigata Garibaldi “Saluzzo” quali formazioni consorelle, operanti nei venti mesi della lotta in Val Varaita e Val Po.
 
Tuttavia il Museo è solo una parte del progetto ambizioso al quale l'Associazione sta lavorando. E' "cellula primordiale" dell'organismo più esteso e consolidato che si intende continuare a sviluppare: l'ECOMUSEO.

Cos'è un ecomuseo?

"L'ecomuseo (o museo di comunità) è nella sua origine un'idea, un desiderio, un'intenzione che deve trasformarsi in progetto, poi in invenzione e, infine, in organismo vivo, che cambia con le circostanze e le generazioni.
L'ecomuseo è, come diceva Maurizio Maggi, il prodotto di
un patto tra la comunità, il territorio e il patrimonio: la sua forma, il suo contenuto, le attività e le modalità espressive sono il frutto di una lenta gestazione che associa gli individui e i gruppi nati nella comunità".

Hugues de Varine, 2020